Lo specchietto dei Casamonica
Sono le 23.30.
Sto camminando tranquillo dentro la mia lancia Ypslon lungo la corsia di sinistra di Via Ostiense.
Sono al telefono con Valeria, parliamo di lavoro, tanto per cambiare. Mentre mi lamento sento qualcosa che sbatte sulla portiera della mia auto; guardo di scatto alla mia destra e, a parte un uomo dentro una grossa auto - lontano quanto? 1 metro e mezzo dalla mia macchina? - non vedo nulla. Continuo a camminare.
L'uomo dentro l'auto si affianca e me e mi fa cenno di accostare insieme a lui, io lo seguo.
Parcheggiamo entrambi sulla corsia di destra, mettiamo le doppie frecce e scendiamo dalle rispettive auto. Capisco subito che ho a che fare con un tipo strano, ma ascolto cosa ha da dirmi.
- Ehi, hai sentito il botto?
- Accidenti se l'ho sentito. Guardi penso sia stata qualche pietra che è schizzata sulle nostre auto, ma visto che nè la mia nè la sua si son fatte niente, direi che possiamo andare.
- Nono, aspetta devo capire se hai fatto qualcosa alla mia macchina.
- ...
- ....
- ......
- Ecco, mi hai rotto lo specchietto.
- Guarda che il suo specchietto è perfettamente integro.
- Nono, vedi? Si gira dall'altra parte, questo è elettrico non si chiude più
- ??
- Io sono dei casamonica, guarda il tatuaggio. Io faccio il pugile, ti ammazzo di botte.
- Guardi davvero non so cosa dire, le auto non si sono fatte niente
- No, ma si vede che sei un bravo ragazzo. Adesso ci spostiamo più in la e facciamo la denuncia alla polizia. Guarda mi so fatto la pipì addosso dallo spavento!
Il signore, sulla 40, con gli occhi spiritati, i denti neri e una statura piuttosto minuta, sembra uno zingaro. Ha comunque i pantaloni asciutti e quando fa cenno di aprire la cerniera per farmi vedere, penso, le mutande bagnate di piscio capisco subito che dovevo andare via.
- Nono guarda, mi sembra una situazione veramente strana, davvero io...
- Andiamo più avanti che chiamiamo i carabinieri.
Entrambi saliamo di nuovo in macchina e accendiamo i motori. Il mio cervello va a mille. Ho paura, non so cosa fare, ho già capito che non è una situazione che posso gestire in modo semplice, ma sono paralizzato. Lo seguo e noto che cerca di infilarsi in una strada privata non troppo sicura.
Io mi fermo un po' prima, proprio all'inizio della curva che sarebbe diventata, poi, la mia via di fuga.
Ho il telefono in mano - questi smartphone fanno tutto, ma in quel momento non sapevo cosa farci - apro l'app contatti.
Chiamo Stefano. Squilla una volta e metto giù - Che diavolo chiami stefano mattia? Che mano può darti visto che abita a 15 km da dove ti trovi? Magari puoi dargli subito il numero della targa così se ti ammazzano sa chi denunciare. Ahh, che idiozia, chiama le ragazze, loro stanno li vicino, col motorino ci mettono un attimo e cercate di capire insieme che fare con questo soggetto alquanto inquietante.
Squilla il telefono di Eleonora ma lei non risponde. L'uomo scende dall'auto e si avvicina a me, adesso ha i pantaloni bagnati - di piscio? -. Metto giù ma Casamonica mi ha visto con telefono in mano. Sono chiuso chiuso in macchina, sono stato bravo, sono stato svelto, sono stato astuto - e lui era stato dannatamente cretino -.
- Non chiamare le guardie, sta già arrivando mio fratello, ti ammazziamo di botte.
- Guardi lei mi sta facendo paura..
Metto la prima e sfreccio. Il semaforo è verde - Dio quanto sono fortunato - imbocco la curva e corro verso casa.
- Pronto 112..
- PRONTO! PRONTO, MI CHIAMO MATTIA SAMMATRICE MI TROVO SUL PONTE DELLA GARBATELLA, * RACCONTO LA STORIA IN BREVE *
- Si, si, fanno sempre così. Dove sta andando adesso?
- Sono scappato, sto correndo verso casa, che devo fare?
Per fortuna conosco bene la zona, proprio li si trova la mia palestra; ci sta una stradina che costeggia quell'edificio che mi porta direttamente sulla strada verso casa.
La percorro e mi ritrovo immerso in una bolgia di macchine ferme al semaforo. I
nizio a suonare il clacson, acceco tutti con gli abbaglianti e così si apre un varco che mi permette di passare velocemente.
Guardo dallo specchietto: Cazzo una macchina identica al signor Casamonica è dietro di me. Mi sta seguendo. Sono morto!
- La prego sono completamente terrorizzato. Mi dica cosa devo fare.
- Allora se la smette di parlare solo lei possiamo aiutarla.
- Mi sta prendendo in giro? Le sto dicendo che sono nel pallone più totale. Io sto andando a casa in *via di casa*, mandate una pattuglia la per favore.
- Guardi ma la stanno inseguendo?
- Non lo so, ho visto una macchina simile a quella del signore, ma non so, ha tirato dritto.
Sto correndo, sto correndo come non facevo dai tempi dell'enjoy dove ogni minuto corrispondeva a un mio rene. Non mi fermo manco per guardare se dagli incroci sbuca qualcuno- ma sono fortunato, si sa, e infatti non sbuca nessuno -.
Arrivo sotto casa, sempre al telefono con la polizia che mi ha fatto innervosire, ma non c'è parcheggio. Giro giusto 2 minuti sperando di trovare un pezzo di asfalto dove mollare la macchina e mettermi in salvo, dentro casa, con le mie coinquiline.
Lo trovo; il solito posto davanti le mignotte. Mollo la macchina e mi avvio verso il cancello di casa. A metà strada tra il parcheggio e il portone di casa mia una macchina per me identica a quella di Casamonica si ferma davanti il mio portone. Sono terrorizzato, inizio a correre perchè devo salvarmi. Cerco le chiavi dentro lo zaino mentre corro e urlo al telefono con il poliziotto: "Forse è lui. E' sotto casa mia. Mi ha trovato, dentro entrare dentro il portone subito". Il poliziotto cerca di tranquillizzarmi senza riuscirci, ma a non mi importa più di quello che dice, io voglio salvarmi la pelle.
Non mi importa nemmeno che nel cercare le chiavi mi cade il mio cappellino-porta-lentine. Lo recupero dopo, penso, adesso continua a correre più forte che puoi.
Apro il portone esterno, mi accerto si chiuda velocemente, apro l'altro, poi l'altro ancora. Poi trovo l'ascensore al piano - dio quanto sono fortunato - mi ci ficco dentro e schiaccio il n. 8.
- Ok sono arrivato a casa
- Ok, si tranquillizzi adesso. Stiamo mandando la pattuglia.
Entro in casa urlando roba al poliziotto che mi stava seguendo per telefono, le ragazze non capiscono. Corro in camera mia, apro la finestra e mi affaccio: devo capire se quel pezzo di merda sta ancora sotto casa mia; devo capire se è arrivato il momento di avere ancora più paura.
Entrano le ragazze in camera e urlo di spegnere la luce, non posso rischiare che il ladro veda dove abito, sarebbe pericoloso per tutti noi. Dalla finestra di camera mia non si vede nulla, sbatto contro la sedia, poi contro il tavolino, poi contro il letto, alla fine riesco a raggiungere camera delle ragazze. Loro mi seguono, hanno capito che è successo qualcosa di grave, hanno capito che ho bisogno di tenere sott'occhio la via di casa perchè qualcosa mi turba non poco.
Stacco la telefonata con la polizia e dico semplicemente: Stasera danno fuoco alla mia macchina.
Poi un attimo di confusione, poi mi manca l'aria, poi mi siedo, infine inizio a piangere.
Ero completamente nel pallone, stavo avendo un attacco di panico e volevo solo piangere in quel momento. Racconto singhiozzando alle ragazze il fattaccio e loro mi ascoltano. Non fanno niente, mi ascoltano e mi danno da bere, mentre piango e urlo. Dico che quella macchina potrebbe essere lui e tutti abbiamo paura.
Mi riprendo un secondo e chiamo Stefano.
- Ehi, mi avevi chiamato?
- Ste.. Casamonica, polizia, minaccia di morte.
Insomma racconto la storia anche a lui che è completamente scosso dalle informazioni che passano veloci lungo l'invisibilità della rete mobile.
- Comunque la polizia non arriva. Richiamo il 112. Ti richiamo dopo.
- Ti aspetto sveglio, a dopo.
Richiamo la polizia, mi dicono che sanno già tutto e che la volante sarebbe arrivata a breve. In effetti è vero, dopo dieci minuti mi ritrovo dentro l'ascensore che mi avrebbe portato davanti i carabinieri.
Racconto per l'ennesima volta come sono andati i fatti tenendomi con un dito la bocca dello stomaco perchè una gastrite lancinante mi piega in due dal dolore. Loro mi dicono che succede spesso, ma che posso stare tranquillo perchè di solito cercano di rubare 50/100 euro al mal capitato di turno e se non ci riescono "Sticazzi, nun te vengono a cercà". Mi accompagnano alla macchina, prendo i documenti che avevo lasciato dentro per la fretta, li ringrazio, prometto porterò della granita siciliana in caserma e torno a casa.
Sono le 3 di notte, e scrivo tutto questo perchè non voglio dimenticare, un giorno, nemmeno un piccolo dettaglio di questo episodio.
Non lo racconterò a mia madre, perchè so che morirebbe prima che Casamonica mi trovi e mi ammazzi come si deve.
Ma ne parlerò, ne parlerò, ne parlerò a tutti perchè oggi ho capito che il sangue freddo nella vita aiuta, che la paura esiste, che esiste la stupidità di un uomo drogato che commette tanti errori strategici, che ho un cervello che tutto sommato cammina, che sono fortunato, che sono stato un po' coraggioso.
Ho capito che Roma non è bella e perfetta come immaginavo, che si insomma, ha perso qualche punto questa città, che non lo so che mi succederà domani, che a 23 anni, il 25 di aprile, dovevo passare il pomeriggio buttato su un prato, a suonare la chitarra, a bere birra e ridere di gusto.
Ma io non li ho mai avuti 23 anni, ma ho avuto tante altre cose, e va bene così.
M.
- Tranquilli, percorrendo la strada fatta di corsa ho ritrovato intatto il mio cappellino-porta-lentine. Dio quanto sono fortunato -
Sto camminando tranquillo dentro la mia lancia Ypslon lungo la corsia di sinistra di Via Ostiense.
Sono al telefono con Valeria, parliamo di lavoro, tanto per cambiare. Mentre mi lamento sento qualcosa che sbatte sulla portiera della mia auto; guardo di scatto alla mia destra e, a parte un uomo dentro una grossa auto - lontano quanto? 1 metro e mezzo dalla mia macchina? - non vedo nulla. Continuo a camminare.
L'uomo dentro l'auto si affianca e me e mi fa cenno di accostare insieme a lui, io lo seguo.
Parcheggiamo entrambi sulla corsia di destra, mettiamo le doppie frecce e scendiamo dalle rispettive auto. Capisco subito che ho a che fare con un tipo strano, ma ascolto cosa ha da dirmi.
- Ehi, hai sentito il botto?
- Accidenti se l'ho sentito. Guardi penso sia stata qualche pietra che è schizzata sulle nostre auto, ma visto che nè la mia nè la sua si son fatte niente, direi che possiamo andare.
- Nono, aspetta devo capire se hai fatto qualcosa alla mia macchina.
- ...
- ....
- ......
- Ecco, mi hai rotto lo specchietto.
- Guarda che il suo specchietto è perfettamente integro.
- Nono, vedi? Si gira dall'altra parte, questo è elettrico non si chiude più
- ??
- Io sono dei casamonica, guarda il tatuaggio. Io faccio il pugile, ti ammazzo di botte.
- Guardi davvero non so cosa dire, le auto non si sono fatte niente
- No, ma si vede che sei un bravo ragazzo. Adesso ci spostiamo più in la e facciamo la denuncia alla polizia. Guarda mi so fatto la pipì addosso dallo spavento!
Il signore, sulla 40, con gli occhi spiritati, i denti neri e una statura piuttosto minuta, sembra uno zingaro. Ha comunque i pantaloni asciutti e quando fa cenno di aprire la cerniera per farmi vedere, penso, le mutande bagnate di piscio capisco subito che dovevo andare via.
- Nono guarda, mi sembra una situazione veramente strana, davvero io...
- Andiamo più avanti che chiamiamo i carabinieri.
Entrambi saliamo di nuovo in macchina e accendiamo i motori. Il mio cervello va a mille. Ho paura, non so cosa fare, ho già capito che non è una situazione che posso gestire in modo semplice, ma sono paralizzato. Lo seguo e noto che cerca di infilarsi in una strada privata non troppo sicura.
Io mi fermo un po' prima, proprio all'inizio della curva che sarebbe diventata, poi, la mia via di fuga.
Ho il telefono in mano - questi smartphone fanno tutto, ma in quel momento non sapevo cosa farci - apro l'app contatti.
Chiamo Stefano. Squilla una volta e metto giù - Che diavolo chiami stefano mattia? Che mano può darti visto che abita a 15 km da dove ti trovi? Magari puoi dargli subito il numero della targa così se ti ammazzano sa chi denunciare. Ahh, che idiozia, chiama le ragazze, loro stanno li vicino, col motorino ci mettono un attimo e cercate di capire insieme che fare con questo soggetto alquanto inquietante.
Squilla il telefono di Eleonora ma lei non risponde. L'uomo scende dall'auto e si avvicina a me, adesso ha i pantaloni bagnati - di piscio? -. Metto giù ma Casamonica mi ha visto con telefono in mano. Sono chiuso chiuso in macchina, sono stato bravo, sono stato svelto, sono stato astuto - e lui era stato dannatamente cretino -.
- Non chiamare le guardie, sta già arrivando mio fratello, ti ammazziamo di botte.
- Guardi lei mi sta facendo paura..
Metto la prima e sfreccio. Il semaforo è verde - Dio quanto sono fortunato - imbocco la curva e corro verso casa.
- Pronto 112..
- PRONTO! PRONTO, MI CHIAMO MATTIA SAMMATRICE MI TROVO SUL PONTE DELLA GARBATELLA, * RACCONTO LA STORIA IN BREVE *
- Si, si, fanno sempre così. Dove sta andando adesso?
- Sono scappato, sto correndo verso casa, che devo fare?
Per fortuna conosco bene la zona, proprio li si trova la mia palestra; ci sta una stradina che costeggia quell'edificio che mi porta direttamente sulla strada verso casa.
La percorro e mi ritrovo immerso in una bolgia di macchine ferme al semaforo. I
nizio a suonare il clacson, acceco tutti con gli abbaglianti e così si apre un varco che mi permette di passare velocemente.
Guardo dallo specchietto: Cazzo una macchina identica al signor Casamonica è dietro di me. Mi sta seguendo. Sono morto!
- La prego sono completamente terrorizzato. Mi dica cosa devo fare.
- Allora se la smette di parlare solo lei possiamo aiutarla.
- Mi sta prendendo in giro? Le sto dicendo che sono nel pallone più totale. Io sto andando a casa in *via di casa*, mandate una pattuglia la per favore.
- Guardi ma la stanno inseguendo?
- Non lo so, ho visto una macchina simile a quella del signore, ma non so, ha tirato dritto.
Sto correndo, sto correndo come non facevo dai tempi dell'enjoy dove ogni minuto corrispondeva a un mio rene. Non mi fermo manco per guardare se dagli incroci sbuca qualcuno- ma sono fortunato, si sa, e infatti non sbuca nessuno -.
Arrivo sotto casa, sempre al telefono con la polizia che mi ha fatto innervosire, ma non c'è parcheggio. Giro giusto 2 minuti sperando di trovare un pezzo di asfalto dove mollare la macchina e mettermi in salvo, dentro casa, con le mie coinquiline.
Lo trovo; il solito posto davanti le mignotte. Mollo la macchina e mi avvio verso il cancello di casa. A metà strada tra il parcheggio e il portone di casa mia una macchina per me identica a quella di Casamonica si ferma davanti il mio portone. Sono terrorizzato, inizio a correre perchè devo salvarmi. Cerco le chiavi dentro lo zaino mentre corro e urlo al telefono con il poliziotto: "Forse è lui. E' sotto casa mia. Mi ha trovato, dentro entrare dentro il portone subito". Il poliziotto cerca di tranquillizzarmi senza riuscirci, ma a non mi importa più di quello che dice, io voglio salvarmi la pelle.
Non mi importa nemmeno che nel cercare le chiavi mi cade il mio cappellino-porta-lentine. Lo recupero dopo, penso, adesso continua a correre più forte che puoi.
Apro il portone esterno, mi accerto si chiuda velocemente, apro l'altro, poi l'altro ancora. Poi trovo l'ascensore al piano - dio quanto sono fortunato - mi ci ficco dentro e schiaccio il n. 8.
- Ok sono arrivato a casa
- Ok, si tranquillizzi adesso. Stiamo mandando la pattuglia.
Entro in casa urlando roba al poliziotto che mi stava seguendo per telefono, le ragazze non capiscono. Corro in camera mia, apro la finestra e mi affaccio: devo capire se quel pezzo di merda sta ancora sotto casa mia; devo capire se è arrivato il momento di avere ancora più paura.
Entrano le ragazze in camera e urlo di spegnere la luce, non posso rischiare che il ladro veda dove abito, sarebbe pericoloso per tutti noi. Dalla finestra di camera mia non si vede nulla, sbatto contro la sedia, poi contro il tavolino, poi contro il letto, alla fine riesco a raggiungere camera delle ragazze. Loro mi seguono, hanno capito che è successo qualcosa di grave, hanno capito che ho bisogno di tenere sott'occhio la via di casa perchè qualcosa mi turba non poco.
Stacco la telefonata con la polizia e dico semplicemente: Stasera danno fuoco alla mia macchina.
Poi un attimo di confusione, poi mi manca l'aria, poi mi siedo, infine inizio a piangere.
Ero completamente nel pallone, stavo avendo un attacco di panico e volevo solo piangere in quel momento. Racconto singhiozzando alle ragazze il fattaccio e loro mi ascoltano. Non fanno niente, mi ascoltano e mi danno da bere, mentre piango e urlo. Dico che quella macchina potrebbe essere lui e tutti abbiamo paura.
Mi riprendo un secondo e chiamo Stefano.
- Ehi, mi avevi chiamato?
- Ste.. Casamonica, polizia, minaccia di morte.
Insomma racconto la storia anche a lui che è completamente scosso dalle informazioni che passano veloci lungo l'invisibilità della rete mobile.
- Comunque la polizia non arriva. Richiamo il 112. Ti richiamo dopo.
- Ti aspetto sveglio, a dopo.
Richiamo la polizia, mi dicono che sanno già tutto e che la volante sarebbe arrivata a breve. In effetti è vero, dopo dieci minuti mi ritrovo dentro l'ascensore che mi avrebbe portato davanti i carabinieri.
Racconto per l'ennesima volta come sono andati i fatti tenendomi con un dito la bocca dello stomaco perchè una gastrite lancinante mi piega in due dal dolore. Loro mi dicono che succede spesso, ma che posso stare tranquillo perchè di solito cercano di rubare 50/100 euro al mal capitato di turno e se non ci riescono "Sticazzi, nun te vengono a cercà". Mi accompagnano alla macchina, prendo i documenti che avevo lasciato dentro per la fretta, li ringrazio, prometto porterò della granita siciliana in caserma e torno a casa.
Sono le 3 di notte, e scrivo tutto questo perchè non voglio dimenticare, un giorno, nemmeno un piccolo dettaglio di questo episodio.
Non lo racconterò a mia madre, perchè so che morirebbe prima che Casamonica mi trovi e mi ammazzi come si deve.
Ma ne parlerò, ne parlerò, ne parlerò a tutti perchè oggi ho capito che il sangue freddo nella vita aiuta, che la paura esiste, che esiste la stupidità di un uomo drogato che commette tanti errori strategici, che ho un cervello che tutto sommato cammina, che sono fortunato, che sono stato un po' coraggioso.
Ho capito che Roma non è bella e perfetta come immaginavo, che si insomma, ha perso qualche punto questa città, che non lo so che mi succederà domani, che a 23 anni, il 25 di aprile, dovevo passare il pomeriggio buttato su un prato, a suonare la chitarra, a bere birra e ridere di gusto.
Ma io non li ho mai avuti 23 anni, ma ho avuto tante altre cose, e va bene così.
M.
- Tranquilli, percorrendo la strada fatta di corsa ho ritrovato intatto il mio cappellino-porta-lentine. Dio quanto sono fortunato -
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