Come allo Starbucks

Questa cosa del blog sta cominciando a piacermi un sacco.
Mi sento come quei personaggi NewYorkesi delle serie TV che si siedono in un tavolino dello Starbucks più vicino a casa, con i loro portatili, sorseggiano caffè e cominciano a scrivere.
La differenza sta solo nel fatto che non sono di New York, non ho uno Starbucks vicino casa, non sorseggio caffè e col portatile, al massimo, mi siedo al cesso. Però delle cose da dire, forse, le ho anch'io.
Faccio finta che questo blog sia letto da qualcuno, anche solo di nascosto, e mi applico.
Ammettiamolo, tutti noi vorremmo un po' vivere nella grande mela, imitare quei personaggi tanto ammirati e sentirsi tremendamente soli. Come se sentirsi soli non bastasse già abbastanza. Però io sono avvantaggiato: non ho bisogno di rileggere 200 volte questo post, trovare l'errore nascosto, il refuso mimetizzato, il verbo non coniugato perfettamente. A me basta liberare la mente, parlare come se ci fosse qualcuno che mi stesse ascoltando, scrivere come se ci fosse qualcuno che mi stesse leggendo.
Per il resto, c'è il mondo che sembra, ancora una volta, continuare ad esistere ignorando i nostri bisogni.
M.
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