Due di Due. La fine.

Ho appena finito di leggere un libro che mi hanno consigliato. Si chiama "Due di Due" di Andrea De Carlo. Come ogni libro, quando finisce, sento un senso di.. vuoto è la parola giusta? 
Così, non so, mi va di scrivere due righe su questo blog per esprimere quello che sento. Esattamente, sì, come quelli famosi che danno il loro punto di vista, la loro critica, su tutto ciò che fanno le altre persone. 
Proprio un bel libro, a cui darei almeno 8.5/10. 

Milano, 1984: il libro parla di due amici, Mario (la voce narrante) e Guido. Sono due personalità completamente diverse che, come dice l'autore stesso, vivono completandosi a vicenda.
Mario è il classico ragazzo timido, insicuro, che vive all'ombra di Guido, ragazzo molto più spigliato, eterno insoddisfatto. In 400 pagine, De Carlo mi ha mostrato come questo stato mentale comune a molti giovani, esista praticamente da sempre; è stato un libro particolare, lo ammetto. A volte pensavo "Tzè, questa cosa è impossibile. Paradossale. Ma dai è impossibile nella vita reale", altre invece "OHMIODIO smettila di leggermi nel pensiero". Penso sia capitato a tutti, leggendo romanzi.
Una cosa su cui voglio soffermarmi è come (e questa mi fa sempre un sacco paura) leggo libri che parlano di avvenimenti che mi stanno accadendo proprio in quel momento. 
Mi spiego meglio: i miei si separano, e il libro che mi ispira parla di una separazione. Devo fare la maturità, e uno tra i personaggi di quel determinato libro si sta diplomando. E' incredibile; e così anche in questo ho trovato l'analogia con la mia vita.  Guido, il ribelle insoddisfatto, non fa altro che cambiare città. Si sposta da Milano a Roma, scelta che ho preso in considerazione proprio l'altro ieri. E' assurdo. E' bello.
Comunque sia un libro che mi ha dato tanto. Che mi ha fatto capire di non essere strano, o semplicemente stupido, ma di essere uomo, e come è giusto desiderare di volere sempre di più. Anche se credo il suo intento sia stato esattamente l'opposto, cioè far capire, a chi legge, che, alle volte, la bellezza e la semplicità sta proprio nelle piccole cose. Quella felicità che raggiungi solo stando vicino alle persone che ami, in un posto che puoi chiamare casa. Che alle volte, piantare radici non è poi così male. 

La frase che mi ha colpito di più?
Senza dubbio "E' che non bisognerebbe mai immaginarsi niente molto in dettaglio, perchè l'immaginazione finisce per mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe succedere".

M.

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